Pronti, attenti, via: MASTERCLASS, evento conclusivo dei laboratori MAB della sottorete 4_Toscana

Autore: Lucia Lizzadro

La scuola al tempo della pandemia è la scuola che sa andare oltre lo schermo, riscoprendo il territorio in sicurezza. Ci si interroga su come sarà la scuola dopo la pandemia, ma la scuola è ora e non si ferma, coglie la sfida e sperimenta un nuovo modo di tenere insieme analogico e digitale.

Venerdì 21 maggio si è concluso il laboratorio di mappatura collaborativa MAB* che ha coinvolto 8 scuole superiori di primo e secondo grado della Toscana lungo il cammino di San Jacopo, da Firenze a Lucca.

Ciascun istituto partecipante ha presentato un team e una giuria ha valutato il miglior lavoro per le scuole secondarie di primo grado e uno per le scuole secondarie di secondo grado.

Dopo una fase di formazione dei docenti svolta a marzo, nei mesi di aprile e maggio i ragazzi delle scuole aderenti hanno percorso i territori della propria comunità e ne hanno realizzato una mappatura percettiva per giungere poi alla progettazione di azioni di promozione dei territori. 

Proporre agli studenti e alle studentesse di realizzare una mappatura collettiva e partecipata di un luogo con la metodologia MAB, in questo periodo, equivale a una sfida alla “sindrome della capanna”, alla paura di uscire dalla propria stanza, dal proprio nido sicuro.

Camminare è stato definito un gesto sovversivo e in questo periodo assume ancora di più il significato di sovversione rispetto a un fare scuola delimitato in uno spazio definito, reale o virtuale, aula o schermo; camminare, far tesoro del silenzio, costruire un paesaggio emotivo fatto di suoni, odori, colori, materiali, mettersi in ascolto per poi condividere un possibile scenario progettuale relativo all’area mappata, è stata l’esperienza comune di gruppi di studenti e studentesse della scuola secondaria di primo e secondo grado che hanno partecipato al primo laboratorio MAB della sottorete 4, Toscana che si è appena concluso.

Un cammino fatto di punti: un punto di vista interno che si mette in ascolto di un punto di vista esterno per poi ripartire, punto e a capo, e approdare a un punto di sintesi operativo. Ragazzi, ragazze e docenti hanno colto la sfida, si sono messi in gioco, hanno percorso territori e hanno messo testa, cuore e gambe alle idee germogliate lungo il percorso.

Caratteristica comune dei progetti finalisti presentati: conservare la memoria dei luoghi e reinterpretarli, farli nascere una seconda volta, renderli nuovamente vivi, anche grazie all’uso di nuove tecnologie..una nuova filosofia di progetto indirizzata alla creazione di nuovi scenari.

*La metodologia MAB, collaborative mapping lab, rientra nella didattica outdoor 


    Autore
    Lucia Lizzadro
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