MaB Desenzano

Autore: Luca Belotti

IL LAGO DI GARDA E IL SIGNIFICATO MISTERIOSO DEI NOMI

MODERNI CANTASTORIE alla scoperta di un Borgo Storico sulle rive del bellissimo lago di Garda, dal longobardo WARDA, posto di guardiapunto di osservazione, e BENACO, “dai molti promontori” ,  punti privilegiati da cui poter scorgere eventuali nemici o l’arrivo di provvidi aiuti. 

Si avvia a Desenzano la fase in presenza della formazione della sottorete 1 Macroarea Nord-Est Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia del Mab- laboratorio di mappatura percettiva e compartecipata dei territori.

La scelta, apparentemente casuale e dettata dalla centralità dell’area rispetto ai luoghi di origine dei docenti chiamati a innovare la scuola italiana, in realtà sembra essere stata indirizzata dal POTERE recondito dei nomi, dei significati , della toponomastica.  

Warda … punto di osservazione .. come una delle principali fasi del laboratorio di mappatura percettiva. 

La curiosità ci spinge ad analizzare con le mappe antiche del luogo, gli strani nomi che si rincorrono lungo le coordinate geografiche medievali e rinascimentali, a riscoprirne la storia, catapultati nei vissuti e nelle gesta delle popolazioni che hanno volto i loro sguardi alle acque lentiche di questo magnifico lago.

Ci soffermiamo sui possibili motivi che hanno indotto le popolazioni locali ad attribuire nel corso dei secoli un nome ai loro territori, ragioni che sono state, oltre che di natura geografico – paesaggistica, sicuramente storiche e culturali: 

Torbole, piccolo centro abitato sulle rive del lago Benaco, il cui appellativo deriva molto probabilmente dalla parola latina “aquae turbulae” per la presenza delle acque torbide; 

Malcesene sembra possa derivare dal termine “ Mala Saxis “, Cattivo Sasso , per la particolare natura pietrosa e calcarea del terreno.

Gargnano sulla sponda occidentale del lago ha origine dal personale latino Garenius.

Brenzone probabilmente può derivare dal nome dei Brenni, componenti di una tribù germanica, che si insediò sul Monte Baldo

D’analisi etimologica dei toponimi osservati e dei tratti distintivi che connotano il paesaggio, i cosiddetti Iconemi (un castello, un masso erratico, una ripa rocciosa…) che ne determinano la peculiarità diventando punti di riferimento, tracce indelebili, impronte digitali del territorio stesso, si evince che l’origine della quasi totalità degli appellativi attribuiti ai luoghi, oltre che dall’atto meramente osservativo deve essere sicuramente dettata dall’attribuzione di un VALORE e quindi un NOME a tutto ciò che viene PERCEPITO, che viene VISSUTO, o come dicevano i romani nomen omen “IL NOME È UN PRESAGIO”.

Per noi.. il presagio di splendide scoperte, angoli pittoreschi, cambiamenti prospettici, strane armonie con la storia e la cultura, con i poeti Catullo, Dante, D’Annunzio, Mann per citarne alcuni, che hanno soggiornato, chi per diletto, chi per esilio, lungo le sponde lacuali. 

Scrive infatti il sommo poeta nel canto XX dell’Inferno:

“…Per mille fonti, credo, e più si bagna
tra Garda e Val Camonica e Pennino
de l’acqua che nel detto laco stagna.66

Loco è nel mezzo là dove ’l trentino
pastore e quel di Brescia e ’l veronese
segnar poria, s’e’ fesse quel cammino.69

Siede Peschiera, bello e forte arnese
da fronteggiar Bresciani e Bergamaschi,
ove la riva ’ntorno più discese.72

Ivi convien che tutto quanto caschi
ciò che ’n grembo a Benaco star non può,
e fassi fiume giù per verdi paschi….”

descrivendone la posizione geografica e le vicissitudini politiche..

Raccolta la sfida, noi moderni menestrelli, ci mettiamo in gioco per osservare e analizzare nell’intimo i territori, per coglierne l’essenza e valorizzarne le peculiarità ripercorrendo le orme dei più famosi predecessori….. 

Girovagando per le viuzze del centro storico incontriamo visi scolpiti nella roccia che ci osservano, ci porgono il loro benvenuto, ci invitano ad osservare oltre le consuete direzioni focali.

Incarnano senza dubbio la storia del luogo, ne conoscono i più reconditi segreti tra passato e presente… e noi ….. ci facciamo coinvolgere in questo turbinio di percezioni temporali.

Il gruppo chiassoso si fa via via silenzioso, acutizza i sensi, guarda, osserva e ascolta.

Le Luci e i Colori divengono più nitidi, se ne scorgono le impercettibili sfumature: i blu cerulei, i celesti , gli azzurri , il fiordaliso dove le acque del Benaco incontrano il cielo. L’orizzonte lacustre si rende quasi impalpabile.. Acqua terra e cielo divengono un tutt’uno.

Si distinguono anche i suoni più lievi come l’ondeggiar delle sesse lacustri e il dolce battito del lago, quasi fosse un organismo vivente, enfatizza il percepito visivo. L’atmosfera del luogo, quasi assopita in un dormiveglia invernale… si fa sempre più pervasiva… una strana quiete, atmosfera assai diversa rispetto a quella estiva, ci accompagna nel nostro peregrinare. 

I locali, giovani e anziani, ci scrutano, ci osservano, alcuni incuriositi, altri infastiditi dalle nostre stravaganti attività percettive.

Vagabondando per le contrade di Desenzano ci inerpichiamo lungo Via Irta, Via Mezzocolle, Via Murachette e di nuovo i nomi tolkieniani attirano la nostra attenzione.  

Ci stiamo addentrando in una Terra di mezzo, un luogo tra il reale e il sensibile, una dimensione transpersonale dove l’individuo, abbattute le barriere dei propri costrutti, raggiunge un grado di coscienza che lo avvicina e lo rende parte integrante del luogo.

Tra i palazzi scorgiamo Connessioni pietrificate che, come teneri abbracci, mantengono eretti edifici millenari in cui gli ocra e i materiali lapidei si alternano per stile e modalità d’uso.

Un vecchio portone con borchie metalliche, memoria di un passato illustre, ci narra di pellegrini e viandanti che bussarono alle sue stanche membra per cercare rifugio. 

Forse anche il sommo poeta si aggirava lungo i vicoli che portano al Castello.

Saliamo percorrendo una via stretta e tortuosa e scorgiamo le mura del castello. Le casupole della cinta muraria accolgono il visitatore con l’eleganza Liberty, i decori delle facciate, le strutture in ferro battuto… quanta maestria e delicatezza!

Ci avviciniamo quasi intimoriti dalla maestosità e bellezza della costruzione difensiva che si erge sulla collina.

Uno splendido connubio di elementi Naturali e Artificiali

Raggiungiamo l’ingresso e la torre, divenuta sede del centro di ricerca geofisica.

Il maniero tra passato e presente continua la sua esistenza e ironia della sorte sempre con una mansione dedita all’osservazione e allo studio dei pericoli.

Sorpresa….. da qui la vista è impagabile, si scorge tutto l’abitato e oltre. La penisola di Catullo, il Monte Baldo, l’anfiteatro morenico, gli abitati lungo le rive, Lazise il cui toponimo rimanda chiaramente al latino Laceses – Villaggio lacustre.

Siamo attratti dal lago per la sua grandezza ed eleganza, ne percepiamo “l’immagine sensibile” e come moderni cartografi disegniamo le mappe, tracciamo nuovi percorsi e oltrepassiamo i nostri orizzonti noti.

Abbiamo vissuto in sin-tonia con il territorio, ci siamo aperti a tutte le dinamiche di interazione possibili, abbiamo sperimentato i luoghi, condiviso le nostre aspettative, le visioni e i sorprendenti inattesi. 

Abbiamo ampliato il nostro campo visivo.

Sì … WARDA…  PUNTO DI OSSERVAZIONE!

Luca Belotti, mapper e sognatore.


    Autore
    Luca Belotti
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