Procida – L’isola che non isola – parte 2

Autore: Luca Belotti

I Paesaggi…soglie di trascendenza..

Sono giunto trepidante sull’isola accolto dal vento amico di tante avventure che mi sussurra parole già sentite e trame di storie mai terminate. …….

I tardivi raggi di sole che toccano con garbo , quasi scusandosi, le parti alte delle facciate abitative abbracciano il porto e accolgono il viandante; il gioco di colori attira il mio sguardo e innesca dinamiche emotive pronte a sconvolgere parossisticamente i miei percepiti.

Mi addentro nei vicoli, stretti cunicoli, straduncole, pertugi, anfratti che collegano i viottoli sicuramente calpestati da Arturo. Qui i colori, le porte, le finestrelle, i sorrisi , il vociare degli isolani ci introducono nella vita apparentemente tranquilla degli abitanti dell’isola.

Dopo una breve sosta in albergo, mi inoltro nel tessuto cittadino, quasi organico, vitale, ricco di saliscendi, curve, viuzze, che, come vasi linfatici urbani apportano nutrienti alle diverse frazioni, organi periferici di questo organismo vivente.

Si rincorrono strettoie, piccoli spiazzi e belvederi… la vista, trafitta da un turbinio di immagini, panorami, iconemi naturali e antropici assunti quali aspetti distintivi del paesaggio, attonita, cede il posto ai ricordi, vicini e lontani, agli immaginari, alle storie narrate e a quelle celate, mai condivise, segrete, custodite per pudore, che rimandano all’essenza dell’individuo e della sua soggettività.

I luoghi innescano una SORTA DI TRASCENDENZA .

Il paesaggio diviene SOGLIA, passaggio da luogo esplicito, luogo dell’io, a luogo del sé, dell’intimo, del quasi inaccessibile ai più…. Si stabiliscono connessioni organiche e psichiche con i paesaggi che da naturali e culturali trascendono a paesaggi emotivi.

Ecco che il forte  legame che si viene ad instaurare tra il soggetto e il territorio permette di individuare quelle trame armoniche  invisibili, ife fungine, generative di sinergiche organicità che si svelano e dalle quali il soggetto rimane stupito.

Rimango assorto nei miei pensieri, dilatazioni emotive e percezioni sensitive mi portano in altri spazi e altri tempi.

Ricerco con attenzione le ragioni di quel senso di malinconia mista a meraviglia e le intravedo negli sguardi assorti di alcuni dei miei compagni di viaggio… Rifletto :“ Anche loro saranno in contatto con la parte più profonda di sé stessi?”

“Percepiscono la Sin_tonia tra uomo e  paesaggio, quella vibrazione accordata tra sé  e luogo?”…

Le sensazioni si acuiscono quando, scendendo lungo una stradina illuminata da lampare mi avvicino alla soglia di un cratere oramai sommerso e di cui emergono lembi arcuati , frastagliati , illuminati dal chiarore della luna.

Antico testimone della storia plasmata  dal fuoco, dall’aria e dall’acqua,  mi ricorda come la natura espliciti sé stessa attraverso i suoi cicli, l’apatia e il senso di meraviglia e stupore, il mutamento e il ritorno. Il ciclo degli eventi si ripete e si trasforma, si modifica, si amplia ….. si connette con altre curve, quelle del paesaggio isolano e con il simbolo dell’Isola.

Sono ritornato a casa…..

Sono a Procida

L’isola che ti accompagna con garbo alla riscoperta della parte più profonda del sé.

L’Isola che trascende

L’isola che non isola


    Autore
    Luca Belotti
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