PROCIDA

Autore: Luca Belotti

L’Isola che non isola – L’isola plasmata dal fuoco e addolcita dalle acque

Caro lettore l’Isola di Procida, meta di turisti e cineasti, poeti e artisti, deve la sua bellezza all’incredibile continuità di linee e forme che si rincorrono lungo i suoi paesaggi e che l’uomo nel corso dei secoli ha interpretato e reiterato negli stili costruttivi ben evidenti dei centri abitati del piccolo lembo di terra.

La natura ha giocato un ruolo considerevole nel plasmare i territori, i paesaggi, attraverso le attività eruttive, deposizionali ed erosive che si sono avvicendate nei millenni di storia geologica dell’Isola.

Le eruzioni esplosive hanno interessato tutta l’area del golfo di Napoli lungo una direttrice Sud ovest- nord est, da Ischia con l’eruzione del Tufo verde del Monte Epomeo (55000 anni fa ), ai Campi Flegrei con l’eruzione dell’ignimbrite campana( 32000 anni fa ) e del Tufo Giallo Napoletano ( 19000 anni fa ).

Messer Vesuvio vive di altre storie e vicissitudini.

Procida ha di fatto subito, impavida, i furenti attacchi delle più rinomate e grandi aree vulcaniche … bersagliata su due fronti, Isola di Ischia a ovest e Campi Flegrei ad est, è qui quale testimone degli eventi accaduti.

Per far sentire la sua voce, come i battibecchi tra sorelle, Procida, la più piccola, è stata artefice di violente esplosioni eruttive presso le aree di Vivara, Fiumicello, Terra Murata e  Solchiaro.

L’osservazione capillare, grazie alle varie prospettive visive determinate dai punti di vista interiore, esterno, ravvicinato, in lontananza e dall’alto, ci permette di evidenziare la straordinaria geomorfologia rappresentata da scogliere a picco sul mare, falesie e spiagge nere, ricordi di antichi crateri vulcanici dai profili curvilinei, preservati magnificamente nella sagoma dell’Isola di Vivara, il delfino, e dall’insenatura perfettamente circolare del golfo di Genito.

Si racconta che Vivara fosse il più piccolo vulcano del golfo, dal temperamento vivace e impertinente rispetto al fratello maggiore, Epomeo , che dall’Isola di Ischia curava con occhio quasi paterno l’ultimo nato della famiglia, mentre Fregreo padre dormicchiava della grossa.

Un giorno Vivara, fischiettando un allegro motivetto, come era solito fare da tipico scugnizzo napoletano, scagliò verso il fratello una sorta di bomba vulcanica, un masso di ben 100 chilogrammi, con tale forza e impeto che Epomeo venne colpito esattamente nell’occhio.

Iratosi per l’accaduto il fratello maggiore iniziò a brontolare sempre di più, urlò la sua rabbia sino a scoppiare.

La linfa vitale che permeava il suo organismo risalì lungo il suo condotto, i gas disciolti si liberarono determinando un istantaneo aumento di volume del magma sino a causarne la sua frammentazione in piccole gocce, lacrime cineree e vetrose dai mille colori.

Un susseguirsi di ondate basali, quelli che i vulcanologi chiamano surge pircolastici, con potente forza centrifuga si diressero verso Vivara, mentre lo sfogo piroclastico di Epomeo, diretto dapprima verso l’alto scese lungo il suo corpo imponente, generando potenti flussi ignimbritici di ceneri e lapilli che, con velocità di oltre 400-500 km orari e temperature di oltre 500 ° C,  si diressero verso il Mar Tirreno e il fratellino minore.

Nel frattempo tsunami, maremoti , tremori vulcanici e boati si susseguirono vorticosamente tanto che in un’ isola molto lontana, Aotearoa, se ne udirono gli echi.

Vivara, spaventatosi per l’accaduto, iniziò a tremare vibrando sempre di più sino a scatenare una seconda eruzione che  mostrava le stesse dinamiche del fratello maggiore….

E’ noto che i minori tendono a seguire le orme dei fratelli maggiori più blasonati……

Il suo sangue vitale, più zuccherino, dolce, con una nota di acidità definita da un contenuto in silice pari al 52-55 %  inizio a ribollire, generando una sorta di spuma che salì velocemente nella sua gola sino a rigettarsi verso l’esterno.

Vivara si acquietò solo dopo qualche millennio, Epomeo ormai distrutto si accasciò sulle sue gambe, sprofondando lentamente nel mare da cui era nato e da cui solo successivamente sarebbe riemerso dopo aver perdonato il fratellino.

Cineriti, tufiti, strati misti

Fregreo padre si sarebbe accorto dell’accaduto solo 15000 anni dopo…… il vecchio, in letargo catatonito, continuava a dormire incurante degli accadimenti della sua variegata e strampalata famiglia.

Caro lettore ora ti racconto dell’intricata storia d’amore tra la bella Serra, vulcano passionale dal temperamento caliente e il suo amante che dai Campi Flegrei al tramonto la inondava di baci infuocati.

Serra mostrava un corpo perfetto, il cono vulcanico alto e fiero, l’ occhio splendido, ceruleo, ammiccante. Era conscia della sua bellezza e giocava con sguardi e battiti di ciglia a infervorare il suo spasimante.  

Intorno a 34000 anni fa  la ripetuta rabbia catastrofica protratta per millenni di Fregreo padre, risvegliatosi dal sonno millenario, cancellò dal pianeta il giovane innamorato e molte aree della zone del golfo di Napoli generando  depressioni , caldere vulcaniche e anfiteatri  naturali divenuti oggi splendidi paesaggi costieri.

Serra atterrita dall’accaduto rimase dapprima immobile, attonita, sgomenta,  per poi dar sfogo a un pianto ininterrotto, singhiozzi, urla strazianti, eventi parossistici, scorie e brecce si alternarono per oltre 5000 anni per lasciare poi il posto ad un pianto sommesso, delicato…. lava fluida fluì dal suo occhio sino alla baia antistante…..

Narra la leggenda che Serra attenda la rinascita del suo innamorato e tutte le sere al tramonto volga il suo sguardo ad est con la speranza di rivivere quelle emozioni….

Cara Procida

le emozioni che i viaggiatori  rivivono nei tuoi colori , nelle armonie dei tuoi paesaggi, nella tua poesia……


    Autore
    Luca Belotti
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