PROCIDA

Autore: Luca Belotti

L’ISOLA CHE NON ISOLA -PARTE 3

PAESAGGI E ARCHITTETTURE ORGANICHE

Mi addentro nei meandri, saliscendi, scendi e sali, degli abitati di Procida, abbarbicati su pareti rocciose o su pendii plasmati dall’intensa attività vulcanica, deposizionale ed erosiva che nel corso dei millenni hanno forgiato la morfologia dell’Isola, nata dal fuoco e addolcita dalle acque.

Le straordinarie ricchezze dei luoghi, golfi perfettamente circolari, falesie tufacee rocciose, spiagge di sabbia vulcanica e pomicea, pendii sinuosi ingentiliti dal FLORILEGIUM BOTANICO, hanno fissato le variabili topografiche e paesaggistiche che l’uomo ha saputo mansuefare, rendendo docile il vivo territorio e dal carattere mutevole come fosse una fiera, e di seguito nobilitare con stili architettonici unici e irripetibili.

Gli abitati, le dimore, le rimesse, le viuzze e i viottoli, si appoggiano delicatamente alle sagome paesaggistiche esaltandone le forme, le irregolarità, le verticalità e le rotondità degli strati rocciosi.

Gli architetti dell’isola, contadini e pescatori dalla saggezza antica, hanno alternato solidi e forme piane, poliedri e solidi di rotazione in un connubio unico e disarmonicamente armonico, rendendo gli aggregati antropici, da semplici complessi a combinazioni e fusioni, da spazi abitativi unici a luoghi di aggregazione storica e sociale.

L’avvicendarsi di forme mi attrae, mi ritrovo ad osservare come la compenetrazione di archi e tronchi di cono, semisfere e trapezi di rotazione, contrafforti e barbacani, rendano ogni abitazione unica e irripetibile quale fosse un viso che ti sorride, ti scruta, ti interroga e ti accoglie.

Apparentemente i diversi elementi architettonici sembrano non avere senso, spazi vuoti esterni ai volumi, in contrapposizione ai loro opposti, i pieni, mi accolgono e mi raccontano di quando Giannetta seduta sull’architrave, appoggiata la schiena alla sinuosa parete della volta della facciata, scrutava il mare e attendeva il ritorno del suo innamorato, il pescatore Rocco.

Quale gioia quando riconosceva il vermiglio dello scafo e la vela cerulea…..

Piacevolmente meravigliato dai muri color pastello che si susseguono e cambiano in tonalità e lucentezza, vengo letteralmente catapultato in un quadro impressionista … Mi ritrovo sulle rive della Senna presso Villeneuve La Garenne e mi domando se anche il mio amico Alfred abbia soggiornato a Procida, ne abbia tratto ispirazione per le sue pennellate sinuose e delicate atte a cogliere le sfumature mutevoli della luce che su quest’isola rendono indimenticabili i paesaggi che mutano di ora in ora.

Mi sorprende come l’intonaco scrostato renda uniche queste vecchie insulae e mi domando: “ Sono solo rughe attiniche definite dall’interazione della pelle ruvida di queste cellule abitative con il sole o raccontano desideri, storie, lacrime e sorrisi ?”

L’intero abitato si trasforma in verticale, reitera forme e rotazioni, ripete e moltiplica stili architettonici e compositivi, un FRATTALE ORGANICO dove l’OMOTETIA, ripetizione quasi seriale a diversa scala di un elemento geometrico, viene potenziata dall’estro creativo umano che di volta in volta trova soluzioni innovative.

Si è accresciuto nei secoli quale ORGANISMO VIVENTE in cui ogni cella abitativa, sorta su quella sottostante, narra di sé, delle genti che vi hanno soggiornato, delle tradizioni e del folklore, delle delusioni e dei sogni che hanno plasmato le vite degli abitanti dell’Isola.

Saliscendi , scendi e sali …

Salgo e scendo lungo strette scalinate, vasi linfatici di questo tessuto organico, che cambiano continuamente direzioni e angoli, orizzonti prospettici e viste impagabili.

Mi ritrovo su un pianerottolo, tetto dell’abitazione inferiore, dove una anziana signora di nome Amaltea mi sorride e mi racconta con voce tremolante e delicata la leggenda del nome dell’isola:

“La Nutrice di Enea che si chiamava Procida, morì nel lungo viaggio che l’eroe compì per raggiungere il luogo dove avrebbe fondato Roma, come ci narra Virgilio. Enea, affezionato a colei che gli fece da madre, decise di seppellirla su una piccola isola nei pressi di Vivara e da quel giorno l’Isola prese il suo nome”

Saluto la cantastorie e continuo il mio peregrinare.

Scendo e salgo alla ricerca di un nuovo elemento, fisico o spirituale, che possa ancora travolgermi…..

E’ nella ricerca che si nasconde lo spirito indagatore e creativo…..

E’ nell’analisi delle proprie e altrui storie che si scoprono le ragioni del cuore….

E’ nei cambi prospettici e valoriali che si accendono nuovi desideri ……

Luca Belotti , mapper e sognatore


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    Luca Belotti
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